PROGRAMMA DEL CENTRO RIFORMISTA

PROGRAMMA DEL CENTRO RIFORMISTA

  • La persona umana: le assi portanti del movimento “centro riformista” si fondano sul convincimento che la politica è un processo associativo di tipo inclusivo. Esso si muove nell’orizzonte della conciliazione sociale, del risanamento delle lacerazioni sociali, della centralità della persona umana. E’ proprio la centralità della persona umana a rappresentare la pietra angolare da cui muove il “centro riformista”. La persona umana come elemento costruttivo del progetto politico, l’intangibile patrimonio antropologico da cui costruire una società giusta. Significa pensare con il pensiero della gente, significa “intus legere”, leggere dentro, compiere ogni scelta guardando alle istanze della collettività, antivedere la realtà, lavorare in essa, muoversi in essa. Tutto ruota attorno alla persona umana, alla sua sensibilità, ai suoi bisogni, alle ambizioni deluse, all’impoverimento dei suoi obiettivi, al rapimento coatto dei suoi valori. La persona umana come elemento puro per ricostruire un modello di società basato sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. Le scelte politiche non più dettate dalla tracotanza di uomini autoreferenziali, da logiche padronali e clientelari: dalla prima persona pronominale singolare “io” alla prima persona pronominale plurale “noi”. Il crollo dello Stato, delle Istituzioni e dei suoi rappresentanti è inscindibilmente legato alla radicalizzazione del nichilismo, all’arbitraria rimozione di principi costituzionali, alla regimentazione delle libertà fondamentali. Col centro riformista soffia un nuovo vento, il luogo della vicinanza di persone portatori di principi etici che si oppongono agli interessi particolari, al lessico della ipocrisia, all’indifferenza e alla doppiezza.
    I tre pilastri per una società giusta: con il centro riformista deve partire un’idea nuova, una stagione creativa che intende sterilizzare ogni forma di potere personale che costituisce la forma più aberrante della negazione delle libertà fondamentali. E’ “lotta per l’uomo”, è “inventiva”, “progetto”, è “libertà e giustizia sociale”. La via per rendere concreta tale aspirazione è rappresentabile graficamente da un triangolo nei cui angoli sono individuabili tre concetti basilari: la persona umana, la questione morale e la responsabilità. Fissare i principi orientatori dell’attività politica futura richiede fondare l’”agere” sulla etica, su un modello deontologico, un’azione conforme ai principi di giustizia, a codice comportamentali di solidarietà. Richiede vivere il concetto di responsabilità, rispondere delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano. E’ l’etica della responsabilità che deve impegnare l’uomo politico a rispondere delle proprie azioni. Tali tre fattori li riteniamo equilibranti degli squilibri provocati dall’egemonia dell’indifferenza, dell’interesse personale, del modo di gestire la cosa pubblica in modo autoritario, accentratrice e clientelare.

 

  • Ridimensionamento delle retribuzioni della classe politica: se il processo di cambiamento e di rinnovamento politico deve confluire nella questione morale non si può prescindere, in un paese dilaniato da una inarrestabile crisi economica, dall’impoverimento delle famiglie, da una fase discendente verso logiche dettate da faccendieri privi di scrupoli con una inevitabile emorragia dei valori sociali, in una autocritica serrata sulle responsabilità del politico nella causazione di tali fenomeni. Il filo conduttore è il fallimento della classe politica la quale è stata artefice della costruzione di una marcata disuguaglianza distributiva della ricchezza e del reddito accompagnata da dinamiche di indifferenza sulle proprie responsabilità. I politici hanno creato un circolo vizioso, in contrapposizione a quello virtuoso, nel quale prevale la cattiva gestione delle risorse umane ed economiche. Si è generata una macro struttura di «leggi economiche» a favore della classe egemone antiaderenti alle reali condizioni reddituali delle famiglie a discapito della coesione e solidarietà sociale. L’analisi della crisi della politica moderna conduce invariabilmente ad uno status economico-corporativo che mortifica ed indebolisce il rapporto tra istituzioni e cittadini. In sede di analisi tecnica è notorio che il Consiglio Comunale di Palermo è tra i più costosi d’Italia. Se il fenomeno va ricondotto alla “questione morale” è dovere dell’”uomo politico nuovo” tentare una forte riduzione degli attuali livelli retributivi della classe politica (una media tra il 30-40%) ferma restando la scelta soggettiva di destinare parte dello stipendio a fini sociali. Va da sé che la creazione di una diramazione economica discendente-ascendente tra primari, comprimari e generici costituisce la base per l’accentuazione della conflittualità sociale e per la costruzione di modelli clientelari che, nell’ambito dell’analisi storica, hanno impedito il rinnovamento politico e hanno garantito posti di potere ai “soliti noti”. In tale cornice la politica ha subito un processo di mercificazione a danno della formazione della nuova classe dirigente e della coesione sociale. Il sistema del sovrindebitamento costituisce e ha costituito la macchina per garantire “poltrone”, posizioni egemoniche, autoritarismo, lentezze burocratiche. Si faccia caso alla totale assenza del politico dai contesti sociali e alla sua viviscenza alla vigilia della tornata elettorale (cioè alla scadenza del quinquennio) e alla invarianza della sua rielezione nonostante la propria incapacità a gestire la cosa pubblica e una disapprovazione generale della sua inazione. Il centro riformista si vuole porre di traverso a tale logica affermando i diritti della gente comune, di chi è deluso da un sistema marcio, oscurato da interessi personali ed egemonici. Esso si deve muovere dentro la voce dei più deboli, dei disagiati, degli emarginati, dei soggetti a zero reddito, nel sostegno agli ammalati, nella logica del pluralismo e dell’inclusione totalizzante. Il nostro motto è: senza colore di pelle, di fede, di sesso, di tendenza. La fiducia totale alle persone.
    Da questa riflessione nasce l’impegno di ridimensionare fortemente i livelli retributivi della classe politica o trattenerne una parte mentre il resto deve essere orientato a programmi di solidarietà. Bisogna vivere per la gente ed avere un bagaglio vuoto di soldi ma pieno di altruità. Politica come servizio per gli altri, la politica della gente.

 

  • La formazione: la scuola, le università, le formazioni sociali come palestre formative, come respiro della mente. Una nuova logica: non più la cultura poggiata su riconoscimenti gratuiti dettati da fini politici ma la cultura reale, creata da un percorso formativo lento e progressivo, frutto dell’amore e la passione per la ricerca. Questo insieme lo chiamiamo “inclusione formativa”: deve passare il messaggio dell’incontro significativo tra maestri dell’insegnamento e discenti, l’intensità e la profondità umana dei rapporti formativi, lo scrupolo e la serietà nel sostegno alle capacità soggettive dei giovani del domani. La disponibilità alla ricerca personale, allo scoprire “talenti nascosti”, la fiducia incondizionata alla creatività. Significherà mantenere un dolcissimo ricordo di chi ha contribuito alla costruzione di un “uomo maturo”, deve passare qualcosa di prezioso come il rapporto profondo tra padre e figlio, come la carezza voluta e cercata. L’impegno personale del Sindaco sarà quello di aprirsi totalmente alla cultura: istituti aperti alla interazione sociale, portatori di messaggi culturali. L’impegno personale del Sindaco sarà quello di assicurare la sua presenza costante in ogni istituto, in un rapporto programmatico con presidi, professori ed alunni. Saranno sostenute tutte le iniziative culturali, saranno introdotti elementi premiali, saranno valorizzate le qualità personali, nessuno sarà primo o secondo ma ognuno riconosciuto in base alle sue inclinazioni naturali. La persona alla base di tutto, alla base di un progetto sociale, alla base della costruzione di una nuova società. Il sistema formativo e culturale non si baserà solamente sull’educazione formale ma anche sull’educazione informale. Un deciso rinnovamento delle teorie e delle pratiche relative all’educazione e alla cultura: saranno sostenuti nuovi metodi basati sull’animazione, sull’utilizzo di spazi liberi dove potere esprimere le proprie potenzialità (si pensi a concerti, dibattiti e recitazione spontanei in poli o cittadelle culturali attrezzati o per le strade), sulla valorizzazione della cultura popolare e dei beni culturali e sul diretto coinvolgimento di giovani e adulti. Tutto deve essere rimodellato in base al principio dell’educazione permanente. Una nuova politica educativa. Palermo deve rivivere la memoria storica attraverso l’aprirsi a festival popolari, alla musica contemporanea e quella tradizionale. Organizzazioni culturali come il Brass Group, patrimonio di rilevanza universale, bersaglio in passato della inettitudine della classe politica sarà incoraggiato e sostenuto sino a diventare una istituzione permanente della nostra città.
    Palermo aprirà le braccia alla voglia di fare, trasformerà le preoccupazioni della gente in un sorriso. In tale contesto sarà continua, nella nostra città, la presenza di un gruppo bandistico il quale, nel rispetto della sua tradizione, dovrà costituire un prezioso luogo formativo e aggregativo.

 

  • Occupazione: le problematiche connesse all’occupazione portano invariabilmente ad alcune riflessioni sulla individuazione degli elementi che possono contribuire alla ripresa delle assunzioni sia nell’ambito del settore pubblico che di quello privato. Il modello sociale costruito nella nostra città è quello di una filiera di disfunzioni che hanno contribuito a contingentare lo sviluppo e a congelare ogni speranza di accesso al lavoro. Tale logica costituisce una limitazione ed una zavorra a qualsiasi iniziativa volta ad incoraggiare l’occupazione. La moltiplicazione del debito pubblico può costituire lo strumento di controllo della volontà popolare. C’è da chiedersi perché il dissesto finanziario delle partecipate sia fuori controllo e perché la moltiplicazione dei debiti non abbia dato luogo all’avvio delle procedure risarcitorie per mala gestio oltre che di rimozione di amministratori incapaci. Deve rimarcarsi il fatto che il problema non riguarda l’operaio o i quadri intermedi i quali costituiscono una ricchezza da valorizzare ma gli algoritmi ramificati in un sistema aprogettuale, poco attento alle questioni gestionali e al rapporto tra costi e benefici. L’equilibratura della finanza comunale si pone in termini di pre-condizione per avviare una fase di crescita. Gli obiettivi sono quelli dell’azzeramento del disavanzo strutturale e del riequilibrio del bilancio i quali dovranno passare dalla verifica e dal monitoraggio delle cause che hanno determinato il collasso economico delle casse comunali e delle partecipate. In tale contesto deve crescere la cultura del benchmarking, di misuratori delle performance, dell’efficienza, del pareggio di bilancio nonché degli strumenti legali volti a sanzionare la responsabilità patrimoniale di quei soggetti che con la loro condotta, attiva o omissiva, abbiano causato alla Pubblica Amministrazione un danno economico. È necessario avere la consapevolezza che il risanamento ed il contenimento della spesa pubblica devono orientare la crescita, l’occupazione e ridurre i livelli della pressione fiscale oramai divenuta insostenibile. Si dovrà verificare se il fenomeno debitorio sia collegato alla mancanza di una puntuale attività di controllo, meglio conosciuta con l’espressione di “controllo analogo”, “attività che comporta un controllo non meramente formale sulla società limitato, cioè, alla nomina degli amministratori, ma sostanziale e strutturale e, quindi, indirizzato a definire congiuntamente gli obiettivi gestionali da perseguire, le scelte gestionali strategiche da adottare, la quantità e la qualità dei servizi da erogare, il tutto in regime di continuo monitoraggio da parte dell’ente locale sui risultati raggiunti e sugli equilibri di bilancio da rispettare…..”. E’ assolutamente incomprensibile che il parco rotabile, struttura appena realizzata senza aver adeguatamente valutato il rapporto tra costi e benefici nonché la compatibilità con la struttura morfologica della città, crei una forte emorragia debitoria su base annua. E’ ancor più incomprensibile che la galassia della “holding Palermo” ha concorso a creare un deficit inimmaginabile da ripianare attraverso la tecnica della postergazione del debito (scaricandolo, cioè, sulle nuove generazioni).
    Il problema del Comune di Palermo risiede nella bassa crescita, in logiche clientelari, nella moltiplicazione del debito, nella sperimentazione di tecniche di pressione fiscale distruttiva del settore economico (ad esempio, la famigerata ZTL si è sviluppata nella logica del ripianamento dei debiti comunali ma nella realtà essa ha inciso in modo determinante sul tessuto produttivo), nell’incapacità di individuare gli antidoti e le cure. Sarà necessario aprire la stagione della discontinuità, del controllo dei livelli dei debiti, delle cause del dissesto e delle relative responsabilità. Di pari passo si dovrà avviare una stagione di programmazione delle assunzioni. Esse dovranno essere ricondotti ai seguenti fattori: sostituzione del personale fuoruscito dalla P.A. per raggiunti limiti di età (pensionamento ) o per altre cause; apertura di uno sportello comunale volto alla gestione dei fondi comunitari e all’orientamento del cittadino verso l’occupazione; stipula di contratti di collaborazione anche a tempo indeterminato. Spunto per l’avvio dei giovani al lavoro potrebbe essere la sperimentazione di una concezione nuova dello studio perfettamente allineato con la prassi professionale. La frequentazione degli istituti liceali, tecnici o professionali deve confrontarsi con il mondo del lavoro (industrie, impresa, terziario). Deve applicarsi una nuova formula: l’“exordium”, una prima visita degli studenti presso i settori produttivi per apprenderne il loro funzionamento, e il “lumen” o periodo di formazione o di specializzazione. I ragazzi attraverso la prima esperienza lavorativa saranno indotti a tematizzare con gli insegnanti la loro esperienza, approfondendo gli aspetti che hanno appreso attraverso le visite guidate. Il “lumen” da avviare dal 15º anno di età deve essere un vero e proprio tirocinio retribuito presso le imprese, studi professionali, realtà pubbliche monitorato dagli stessi e dalla scuola. Di contro le singole realtà produttive o di servizio dovranno ottenere un sistema di defiscalizzazione da attuare attraverso il sistema delle convenzioni con la P.A.. Questo sistema, semplice nella formulazione, è il modo di configurare un rapporto di sinergia fra Comune-impresa privata-settore pubblico non intesi come corpi scollegati e fra loro estranei. Alla fine del percorso formativo dovrà essere rilasciato un attestato (fine “lumen”) mediante il quale si potrà rimanere in azienda o, se si preferisce, avviare un’impresa in proprio o proseguire gli studi presso una Università.
    Questo è il meccanismo che ha reso granitica la Germania e una della economie più potente al mondo. E’ un modo per rendere concreta la formazione, creare occupazione e “know-how” da vendere all’esterno.

 

  • Riciclaggio dei rifiuti: il riciclaggio dei rifiuti deve costituire la sfida del futuro. Tra gli imprenditori più ricchi del pianeta figurano i riciclatori dei rifiuti. Si deve pensare ai rifiuti in termini di “utilità sociale”: dalla trasformazione dei rifiuti solidi urbani in compostaggio al riciclaggio della plastica, carta e vetro per ottenere nuovo materiale da reimmettere nei processi produttivi. La creazione di una filiera di riciclaggio dei processori e delle schede dei vecchi computer è ricchezza pura. Da tali componenti è possibile ricavare silicio, oro, rame, litio, ecc. ;

 

  • Edilizia: il piano regolatore deve essere riscritto sulla base della media ponderata e dei diritti costituzionalmente garantiti. La logica della attuale P.A. è quella dello “zero uso del suolo”. Tradotto in termini legali significa configurare concretamente un abuso dei poteri pubblici, attuare una politica di espropriazione forzata della proprietà privata, una cancellazione dell’art. 42 Cost. nella parte in cui si legge che “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. L’orizzonte dell’attuale sistema politico è quello di creare lo scontro sociale agendo in modo dirompente sull’uso della proprietà privata. Un atteggiamento autoritario e di chiusura alla edificazione su aree agricole o potenzialmente edificabili non può che invogliare all’abusivismo edilizio. Occorrerà, pertanto, ricucire le lacerazioni e le tensioni prodotte alla società dall’attuale apparato politico mediante l’avvio di una politica di riconciliazione e di revisione critica dello strumento urbanistico.
Centro Riformista Avv. Francesco Messina